sabato 24 ottobre 2015

MANIFESTO DEI BIBLIOFILI AFFAMATI

Per fare una buona impressione
                                                     un bravo stampatore
                                                                                        deve avere un ottimo carattere.
Bruno Munari

1. Discendenti di Gutenberg per «tirature di bellezza perfetta»
Noi artigiani del libro, eredi di Gutenberg,figli di Manuzio e Bodoni, raccontiamo una storia vera dell’artigianato italiano.
Lavoriamo con saperi e sapienza, tra materiale e immateriale, dando pari dignità a mani e mente; i nostri laboratori di antico mestiere sono una fucina di precisione ed entusiasmo,dove si esercita una tenace resistenza culturale.

2. Il risveglio dei sensi
 Siamo editori affini e irripetibili, ciascuno nella propria identità, e desideriamo risvegliare tutti i sensi attraverso i libri da noi creati. Sappiamo che esiste un punto di equilibrio da ricercare continuamente tra piombi e legni, inchiostro e colori, carte naturali e legature, spazio bianco e nero, illustrazioni e segni, bulino e matita; tale arduo percorso è corollario all’opera compiuta che non tradirà se stessa e verrà tenuta in mano a dimostrazione palese di quanto di necessario è stato fatto. Professiamo il pensiero nel suo farsi armoniosamente sotto i nostri occhi, e ci opponiamo all’estinzione del libro frutto di tipografia manuale che anela a persistere perché il nostro è nutrimento classico, ma è anche quello della modernità e della sperimentazione. I nostri libri aspirano ad essere belli dentro e fuori: combiniamo un’attenta cura estetica a una rigorosa selezione dei testi, nella costante e ostinata ricerca di soluzioni inedite ed opere nuove secondo la migliore tradizione della microeditoria, da sempre fucina di giovani talenti e avanguardia nella scoperta di grandi nomi della letteratura internazionale.

3. «Noi gettati nell’azzardo infinito» 
I caratteri sono l’unità mobile di un pensiero universale e di ciò che vogliamo essere in termini di consapevolezza e libertà. Siamo rivoluzionari perché conservatori del bello, del manuale, di una dimensione umanistica del fare che rifugge ritmi consumistici e privilegia un’andatura a passo d’uomo. Siamo l’Italia che lavora tra le macerie dell’arte e della storia e siamo la pattuglia ostinata che conserva una forma tangibile di artigianato: i nostri libri, antichi e tecnologici allo stesso tempo, realizzati combinando diverse e raffinate tecniche.

4. L’eternità per un libro
 Il libro tipografico è un ecosistema di bibliodiversità, frontiera di un mondo di necessaria sapienza; non vogliamo vederlo deperire, ma l contrario desideriamo lasciarlo in eredità ai giovani, sempre più spogliati del valore della manualità. Desideriamo donare alle future generazioni l’orgoglio del carattere impresso sulla fibra di cotone e la scoperta di un’avventura sempre nuova e appagante, esempio dell’eccellenza italiana. Immaginiamo un nuovo amore per il fare, nuove condizioni e nuovi alleati per ideare, lavorare, promuovere, far circolare e vendere libri, all’insegna di un’etica del lavoro che faccia vivere sull’onesto prodotto delle proprie mani e del proprio intelletto, e non sia né scarto né speculazione.

5. Chiediamo
 Chiediamo considerazione, rispetto, visibilità; chiediamo tutela e sostegno dallo Stato, dalle regioni, dagli enti pubblici; desideriamo che la tipografia rientri nelle scuole e che il libro manuale e la grafica tornino ad essere maggiormente protagonisti di mostre e manifestazioni culturali. Desideriamo contribuire a formare un gusto che coniughi bellezza e felicità: l’arte della tipografia è vera tecnologia e l’arte del libro è una delle espressioni più alte e mirabili nell’evoluzione del pensiero e dell’umanità.

Gubbio, 16 – 17 Ottobre 2015

13 commenti:

  1. È una involontaria ironia che i "Bibliofili Affamati", in conclusione, chiedano soldi allo Stato, alle regioni, agli enti pubblici...?

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    1. e io che ingenuamente avevo creduto che "Affamati" fosse metafora.

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  2. La maggior parte dei microeditori che hanno sottoscritto questo manifesto sono gli stessi che fino a qualche giorno prima si vantavano di operare volutamente appartati con edizioni esclusive fuori mercato ed ora sono uniti per elemosinare attenzione e contributi.

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  3. Mobilitazione, richiesta di aiuto o, forse, orazione funebre?

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  4. Alcuni di loro sono veramente dei maestri tipografi, altri hanno un'idea della tipografia e dell'incisione equivalente a quella di una pizzeria salernitana.

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    2. Anonimo, concordo pienamente con Lei in merito alla maestria di alcuni degli invitati al Forum di Gubbio e sulle enormi differenze che si potranno trovare tra i loro lavori e quelli di altri meno bravi. Sul resto del Suo commento, mi chiedo, invece, da quale pulpito discenda la predica. Anche io sono stato invitato (ribadisco, invitato, come in altre occasioni; lungi da me l'idea di voler imporre la mia presenza o i miei incerti lavori) e il mio ruolo di appassionato mi porta a stampare cose che recano i difetti di un lavoro tipografico manuale e casalingo, ma sempre sincero e, soprattutto, mai anonimo. Sono ben cosciente della non eccellenza della mia tipografia. Sull'incisione mi piacerebbe davvero scambiare due parole con Lei di persona, senza miseri e infantili nascondimenti. Ovviamente, è libero di non apprezzare le incisioni di tutti. Ma forse una critica dai toni più rispettosi, chiunque sia l'oggetto degli strali, sarebbe auspicabile, per viverla come momento di crescita e non distruttivo. Se proprio non Le piace una cosa, basta voltarsi dall'altra parte. E' un incisore, conosce il lavoro di tutti gli invitati al Forum? E' un docente, un appassionato conoscitore e collezionista?
      La pizzeria... Salernitana, poi... (mi viene il sospetto che il suo commento fosse "ad personam" e, essendo io salernitano, lo considererei davvero malevolo, se fosse vero). Mi auguro Lei abbia assaggiato la pizza fatta a Salerno. E' ottima. E se vuole ridurla a qualcosa di dozzinale, Le dico che vorrei avere nelle mani il livello di maestria dei nostri pochissimi artigiani che ancora resistono, siano essi pizzaioli, quando compongo e stampo un testo o incido una lastra. Tra l'altro, mi troverà raramente in pizzeria o a perder tempo per la strada; sono uno che ama trascorrere il suo tempo diversamente.
      Ho letto, inoltre, sempre in un altro commento, che la maggior parte degli invitati al forum sarebbe uscita dall'ombra per "elemosinare contributi". E' proprio necessario usare connotazioni così negative? Ci si è incontrati per ritrovarsi, contarsi, scambiarsi informazioni e suggerimenti pratici e per discutere di quanto poco la politica faccia per non disperdere il patrimonio della stampa artigianale (e non parlo della mia, attività di un semplice appassionato, ma quella dei veri maestri, molti dei quali presenti a Gubbio). Non mi pare di aver visto mani tese, al Forum, se non per salutarsi e abbracciarsi. E qui chiudo. Mi spiace aver rubato tanto spazio ma, soprattutto, di non conoscere il Suo nome. Io, per me, firmo col mio. Gaetano Bevilacqua

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    3. Condivido totalmente questo commento di Gaetano Bevilacqua e non perché ci conosciamo e stimiamo da anni ma perché totalmente in sintonia con il mio pensiero, e fra noi siamo franchi e chiari anche nelle divergenze.
      Gli Anonimi non mi son mai piaciuti per definizione, mi hanno sempre indispettito e insospettito, specialmente quando lanciano pubblicamente pestifere frecciatine che vorrebbero esser velenose ma non colpiscono al cuore né alla testa (basta aprire un po' la finestra...).
      La mostra era su invito e alcuni degli espositori, pur non essendo tipografi torcolieri, sono stati ugualmente invitati - come la sottoscritta – per altre ragioni, forse a rappresentare una editoria a tiratura limitata - a dire dei curatori - meritoria e a suo modo inusuale, seppur con testi stampati in digitale... Non sta a me giustificare oltre i loro criteri, anzi li ringrazio e sono felice d'aver fatto parte di una mostra che in sé si presentava varia (alcuni espositori, per esempio, non stampano in proprio ma fanno stampare le proprie straordinarie edizioni in ottime tipografie) oltre che sicuramente interessante e preziosa, perché offriva un panorama editoriale certamente non esaustivo a livello nazionale, ma sicuramente rappresentativo di edizioni a tiratura limitata (e in tal senso una critica la sollevo anch'io e concordo con le perplessità di Onorio, perché le diversità di stampa andavano in un qualche modo sottolineate, ma è stata comunque una prima iniziativa meritoria che avrà certamente un seguito).
      Altra cosa il Manifesto. Nato come carta di provocazione ha la sola funzione di sollecitare un'attenzione particolare da parte di tutti - anche e soprattutto, certamente, da parte della politica, perché no? - verso un patrimonio culturale straordinario che vive nonostante tutto e grazie non solo a ottimi e grandi tipografi torcolieri, ma anche ai piccoli "poeti" di tal mestiere che, senza lucrare e senza ostentare, e spesso rimettendoci pure, operano in assoluta libertà e bellezza del fare producendo piccoli gioielli che se difetti hanno, a mio parere, questi contribuiscono, come il neo al punto giusto, allo loro grazia e singolarità: li preferisco, ecco.
      É nato, il Manifesto, per mano di artisti amici, che si sono fraternamente incontrati in una due giorni davvero sensazionale, perché per la prima volta in tantissimi si sono ritrovati per scambiarsi un abbraccio e opinioni fraternamente: approvato da tutti i presenti, eccolo, si offre in tutta la sua chiarezza senza pregi o banalità, un po’ per gioco e un po’ per tristezza perché quest’arte illustre forse un giorno morirà, per forza di cose gli strumenti andranno a rompersi e a mancare (morte naturale dei torchi, certamente, c’è da scommetterci) ma intanto nel frattempo aiutiamo questi editori a diffondere e a salvaguardare l’arte del libro d’arte, di favorire le scuole se possibile e i loro libri: perché un libro o libriccino uscito dalle loro mani generose e geniali non ha alcun paragone, vive e brilla della sua unicità. E beato chi lo possiede. Un saluto da Simonetta Melani

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  5. Solo "Gufi" in questo blog? Sono stati due giorni intensi, interessanti e piacevoli.

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  6. Ho guardato con interesse e aspettative a questa iniziativa, ma fin dall'apparire della pagina su Facebook è parso chiaro che era stata monopolizzata a vantaggio promozionale di un solo microeditore con qualche diplomatica concessione.

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  7. Non voglio credere che le stesse autrici delle brillanti schede della "Guida..." abbiano concepito un tale obbrobrio di vuota retorica.

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