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giovedì 1 dicembre 2016

RESISTERE! RESISTERE?...

Non occorrono tante parole, sono le copertine degli unici cataloghi di vendita rimasti che, oggi in Italia, propongono incisioni di artisti contemporanei:
LE MUSE, PRANDI. 




















Cataloghi a stampa, spediti per posta, niente di virtuale, tutto concretezza e sostanza... Coraggio e Ostinata Resistenza.




giovedì 21 agosto 2014

CORRISPONDENZA

E. Aulmann
illustrazione per  "Glosse, Grafemi e altri insetti"
acquaforte 2002, 110 x 110
Un lettore ha voluto condividere col blog una sua considerazione, non chiedeva consigli né risposte ché forse neanche una seduta psicoanalitica potrebbe dare.
Ci ha colpito la sincerità delle parole e ci siamo fatti autorizzare a pubblicarne la
e-mail. Non sappiamo quanto la riflessione in sé possa considerarsi esemplare di un modo di intendere l'arte, ma riteniamo che la testimonianza vada oltre le intime considerazioni esistenziali e possa indurre un momento introspettivo.






Il senso di disorientamento che mi accompagna ormai da diversi anni è straripato leggendo i commenti al post "Ma dov'è questa crisi...": le osservazioni sul mercato dell'arte e sui prezzi; lo snobismo verso l'incisione da parte di qualcuno e l'orgogliosa difesa da parte di altri... Anch'io avrei voluto inserire questa mia considerazione come commento, ma è risultata troppo lunga e adesso mi sembra anche inappropriata, così ve la invio come una riflessione personale.
Da sempre mi esprimo con i tradizionalissimi mezzi della pittura, del disegno e dell'incisione perché non saprei fare altro, ho rinunciato al tentativo di discriminare cosa è arte e cosa no, semplicemente, per quanto mi riguarda, l'arte concettuale, le installazioni e le performance non mi sono congeniali, pertanto sono sempre stato rassegnato a rimanere fuori da un certo giro della cosidetta "arte contemporanea".
I miei rapporti con il mercato sono stati mediati da un amico gallerista che proponeva i miei lavori, procurava le commissioni per qualche tiratura e ha organizzato anche qualche mia mostra personale; per il resto la partecipazione a qualche collettiva, ai concorsi di incisione... tanto mi bastava, non ho cercato di stabilire altri contatti commerciali anche perché non sforno lavori a ciclo continuo.
Quando l'amico gallerista è venuto prematuramente a mancare il mercato dei miei lavori si è azzerato e questo accadeva poco prima della congiuntura economica alla quale si attribuiscono tutti i problemi attuali.
Inizialmente ho provato a contattare qualche galleria, l'idea di fare adesso quel che non sono stato capace di fare da giovane andando in giro col "book" per far visionare i miei lavori non mi sembrava credibile alla mia età, le gallerie cosiddette di tendenza non sono interessate ai miei soggeti, così pare che restino le gallerie che solo a pagamento sono disposte ad esporre e tenere lavori in conto vendita. Forse non è ovvio dire che non ne ho fatto niente, così come non ne ho fatto niente del suggerimento di entrare a far parte di una associazione perché non sono per nulla convinto che la visibilità che le associazioni sembrano consentire sia di una qualche utilità.
Mi capita ancora di vendere, in proprio, qualche lavoro, ma è un compito che mi procura più fastidio che guadagno: in questo ruolo o sei un abile venditore o sei uno stupido e io ho passato la vita a dimostrare che sono un inguaribile stupido.
Per me tutto gira intorno alla mia opera, buona o scadente che sia perchè non escludo la possibilità che tutto dipenda dal fatto che la qualità artistica dei miei lavori non sia adeguata, non ho mai smesso di chiedermelo, anche se non sono mai riuscito a darmi una risposta rassicurante, e non ho mai smesso di lavorare perché quando dipingo o disegno o incido mi sento in una condizione di benessere: i problemi quotidiani per un po' si allontanano, dimentico i malesseri esistenziali, è una sorta di oblio di sé anche quando il soggetto mi porta a scrutare i miei lati oscuri, tutto il resto della vita ha per me un interesse secondario.
Probabilmente dovrei ritenermi soddisfatto di questo effetto terapeutico dell'arte, considerare che, già di per sé, la possibilità di fare arte è una mirabile ricompensa, ma per che cosa?
Sento che qualcosa non va e non so dire da cosa propriamente dipenda quel vago senso di cronica insoddisfazione e inadeguatezza che mi accompagna.
Cordiali Saluti
X. Y.

martedì 7 gennaio 2014

BUONE ABITUDINI…

Riceviamo e pubblichiamo la e-mail di un lettore intrisa di amarezza che riteniamo non necessiti di una diretta risposta, ma si presta ad essere variamente commentata.

   Il post “Auguri ricambiati” mi ha fatto ricordare che il mio primo bigliettino augurale lo avevo stampato in quaranta esemplari e che li avevo spediti tutti. Telefonini ed Internet non erano neanche nell’immaginazione della più spinta fantascienza.
Il mio primo bigliettino non aveva la sigla P.F. era un mio soggetto realizzato in piccolo con scritto a mano un pensiero o un saluto per i quaranta destinatari che ritenevo lo potessero apprezzare: i galleristi che mi seguivano, critici d’arte, poeti e letterati, collezionisti, altri artisti… per curiosa e significativa coincidenza tra costoro non c’era neanche un mio parente e mai ci sarebbe stato, ma questo aprirebbe un discorso che porterebbe a divagare.
Negli anni successivi il numero dei miei corrispondenti è variato, avendo da sempre l’abitudine di annotare tutti gli esemplari delle tirature mi è facile ricostruire questa “contabilità”, un anno ho realizzato una tiratura del P.F. di ottanta esemplari (rigorosamente numerati e firmati, neanche a dirlo, ma comunque una quantità del tutto risibile se paragonata al numero di “followers” di un qualunque adolescente di oggi), invece non ricordo se sia stato qualcuno a mettermi la pulce nell’orecchio e se si fosse insinuata da sola, fatto sta che ho avuto la pessima idea di verificare chi erano quelli che effettivamente rispondevano ai miei auguri e probabilmente non sospettavo la delusione che mi attendeva.
Le “categorie” dei miei destinatari, elencate all’inizio, tornano utili perché nell’ordine quelli che non rispondevano erano innanzitutto i sedicenti collezionisti seguiti da critici e galleristi. Negli anni successivi ho iniziato a spedire gli auguri soltanto a coloro che mi avevano risposto, finché ho deciso di realizzare il mio P.F. annuale, ma di non spedirlo, e avrei risposto solo a coloro che mi avessero inviato per primi i loro auguri.
La quantità di “contatti”, per dirla come s’usa oggi, si è drasticamente ridotta e riconosco che anche il piacere della corrispondenza si era ormai guastato, i “messagini” erano ormai entrati a far parte della nostra quotidianità e presto si sono aggiunte le e-mail.
Non intendo cavarmela attribuendo tutte le responsabilità alle nuove tecnologie o all’orgogliosa ripicca tra opposte vanità.
Al gesto disinteressato, al piacere di donare fine a se stesso senza dover attendere nulla in cambio si contrappone la possibilità che qualcuno nel ricevere quel bigliettino possa addirittura ritenerlo un fastidio, così pare dalla lettera di un lettore, pubblicata in uno dei primi numeri dello scorso anno dalla rivista “Grafica d’arte”, che criticava i soggetti dei biglietti d’auguri, perché ritenuti banali o fuori luogo. Nessuna delle risposte degli artisti che hanno voluto replicare alla critica mi è parsa convincente, né io avrei saputo come rispondere meglio, a parte aggiungere che anche i soggetti scelti da galleristi, critici e collezionisti fanno sorgere grossi dubbi sul loro senso estetico.
Questa mia sorta di seduta di psicoanalisi si conclude qui e potrei anche assumermi la responsabilità che con la mia piccola rinuncia ad incidere P.F. sto contribuendo al più generale disinteresse verso l’incisione. Provo solo infinita costrizione e il calo di entusiasmo è tale che mi risulta irritante, poiché lo ritengo ipocrita, quello ostentato dal neo presidente “ ghe pensi mi” dell’ennesima associazione fondata.

(e-mail firmata)

domenica 9 giugno 2013

CORRISPONDENZE


V. Piazza
tecnica mista su carta, 2011





Si riprende a postare dopo il re-stiling (e... non solo...) del blog.

Un lettore, con il quale si è stabilita la consuetudine di uno scambio di e-mail, si meravigliava di certe mancate segnalazioni di mostre: ho promesso di rispondergli pubblicamente e con questo post s’inizia una sorta di “Corrispondenza con i Lettori” rispondendo dal blog a quelle e-mail ricevute che si ritengono di un qualche interesse più generale. Si mantiene la riservatezza sul nominativo non essendone stata autorizzata la pubblicazione.
Le cose stanno così:
Tutte le volte che ne ho avuto l’occasione ho invitato artisti, gallerie e associazioni a tenermi informato sulle loro attività per poterle segnalarle, cercando di non risultare insistente e importuno tanto da essere considerato Spam. In pratica vuol dire che non c’è incisore italiano (o quasi) che non abbia ricevuto almeno una mia e-mail.
- C’è chi dice di non riceverle, ma è solo perché, non sapendo neanche come si accende il
  computer, incarica il figlio che è più strafottente del padre.
- C’è chi ha ritenuto più prestigioso ignorarle.
- C’è chi ha risposto in modo sprezzante dichiarandosi infastidito.
- C’è chi ha risposto, ma con sufficienza, stiticamente per dirla in modo più efficace, ché il
  blog potrebbe tornare utile a convenienza (si pensa).
- C’è chi considera il blog un’opportunità.
- Non mancano i soliti presenzialisti/opportunisti che pretenderebbero attenzione anche quando scoreggiano, ma questo è un altro discorso.
Ecco formate le squadre o i partiti o i movimenti che oggi vanno più di moda.
Pertanto se qualcuno (artista, gallerista, curatore…) che, mi risulta con certezza, conosce il Blog, sceglie di non informarmi sulla propria attività, la più immediata deduzione che ne posso trarre è che non gradisce l’attenzione del Blog ed io che sono profondamente rispettoso (checché se ne pensi) ne prendo atto, gli evito l’imbarazzo e mi risparmio il disturbo.
Grazie per l’attenzione.