Calata la celata e lancia in resta ho spronato il mio Ronzinante al galoppo contro i mulini a vento (o le pale eoliche) ed ho immaginato qualcosa di scorretto (se no che immaginiamo a fare?) attaccando alle spalle gli incisori italiani contemporanei (in altri posti forse accade diversamente, non so se meglio o peggio).
Gli incisori italiani sono da tempo prigionieri, fino a una inconsapevole autoparodia, dei propri patetici miopi narcisismi che niente hanno a che fare con un'arte che conta.
Troppo inclini ad assumere la maschera autonobilitante della fedeltà alla tradizione, oppure come parodie di artisti maledetti d'avanguardia, hanno il vezzo inguaribile di riproporci ancora e sempre un immaginario omologato, globalizzato, dominio assoluto della banalità. Ciecamente impegnati nello sforzo sterile e solipsistico di aggiungere segni a segni per sfornare capolavori annunciati, inattuali e ininteressanti, che stentano a simulare come opere d'arte.
Li vedo nelle loro risibile fatica sprecata in un interminabile autoreferenziale proporsi come caricature miseramente aggiornate di custodi della nobile arte dell'incisione. Ogni incisore italiano, tradizionalista dégangés o neoavanguardista engagés, sa di far parte di un mondo terminale e di rivolgersi a un decrescente pubblico di "interessati".
Da più di centocinquant'anni, con le prime avvisaglie e poi con il pieno sviluppo della società di massa, gli artisti (e gli inciosri in coda) hanno imboccato due strade. La prima è stata quella di costituirsi in avanguardia, organizzandosi con i metodi della moderna industria culturale e della pubblicità. Nelle forme più sincere l'avanguardia è stata secessione, critica delle forme paludate e finto-sublimi, parodia, destrutturazione...
La seconda strada è quella dell'abbassamento retorico, della prosaicità, di un'arte che cerca di ricucire lo strappo, oscillando fra un realismo domestico e un'innoccenza manieristicamente simulata.
Insomma: o le astruserie o le banalità. Ma l'alternativa è brutale quanto puramente teorica, visto che gli opposti si abbracciano solidali generando il vasto mare di tutti i vari possibili incroci.
Vedo precisarsi sempre meglio davanti ai miei occhi i contorni di una famiglia artistica di incisori che divorano ogni alterità e in ogni loro foglio restituiscono un "etimo" monolitico e replicabile all'infinito. Sono artisti apparentemente diversi per qualità, anagrafe e storia che tuttavia provocano una comune ricezione acritica nell'adesione come nel rifiuto.
La propria poetica pretendono di mimarla (o menarla) di continuo, così che buona parte della loro opera evoca una gigantesca cornice di un quadro che non c'è.
Queste soluzioni mistificate finiscono spesso per comunicare all'osservatore un senso quasi metafisico di noia: anche quando si è in presenza di un gran dispendio di virtuosismi si ha la sensazione che le doti conoscitive e rapresentative si atrofizzino in un linguaggio ridotto a sontuosa stilizzazione.
Le opere nate da una simile illusione tendono, a volte, a rovesciare le disperate afasie contemporanee in euforica logorrea.
All'opposto la retorica del rischio della trasgresione appare oggi troppo poco rischiosa, in un'epoca che della modernità conserva appena un estetismo epigonale.
L'esile dialettica interna s'impunta ancora su capziose distinzioni: Biano e Nero / Colore; Figurativo / Astratto; La Crociata Atossica... mentre nell'ambito più generale si ripropone la stessa sterile contrapposizione dell'arte contemporanea: da un canto si è sclerotizzata un'idea analgesico, palliativa dell'incisione quasi come pratica new-age; mentre nel canto opposto sono gli incisori-martiri che vogliono aprire ferite, squarciare veli e imeni (immagino mentali), falsi appartati, autori di lutulenti lastre tremendiste tutte vomito e brandelli di carne... nessuno li compra, ovvio, e si ritengono incompresi.
I canoni mediatico-accademici insegnano a non dubitare, del resto abbiamo alle spalle un secolo in cui il fanatismo estetico non è stato da meno di quello politico. Ma oggi le poetiche del Novecento sono morte o ridotte a decorazione vintage. La lotta non è più "ideologica" nell'usurato e inesatto senso del termine: non riguarda né artisti organici né torri eburnee cariate.
Resta la classica questione: che fare?
Come contrastare, sabotare, intralciare l'andazzo dominante, opporsi a questo trend?
Ricette, nonostante i mille cuochi in tivvù, non ce ne stanno.
Naturalmente ci sono ancora artisti antidoto: antibiotici o analgesici è da vedere.
Quel che avete letto è proprio quello che sembra: uno sfogo, un'invettiva...
Mettiamola così: più che arrabbiato, indignato, furioso, disgustato (lo sono stato, tornerò forse ad esserlo?), il presente mi suscita dispetto e uno non se la cava solo con l'ironia. Il sarcasmo, le boutades...
La diagnosi è impietosa, non mi faccio illusioni sul presente e sullo stato dell'arte nel nostro paese, ce l'ho con tutti, o quasi, ma ai miei bersagli negherò l'onore di comparire con le proprie generalità.
Tutto questo può apparine solo un inutile arrovellarsi superficiale e frivolo mentre l'Istat fotografa un'Italia "sciapa e infelice" raggrumata attorno ad una crisi generale che si capillarizza in fallimento individuale e morale e la "crescita zero" in era renziana ci pare una buona notizia.
Confido nella possibilità di liberare la verità dall'ideologia, nell'artista come nel "critico" capace di raccordare idee ed esperienze. L'idea che nell'indivuduo ancora si nasconda un quid imponderabile, un nucleo non interamente clonabile, un residuo fisso che si oppone a qualsiasi tentativo di omologazione culturale, nella speranza che ci sia ancora spazio per l'utopia concreta del linguaggio poetico.
Riconciliarmi con l'oggi guardando agli artisti del passato è soluzione di comodo, è facile, troppo facile, ed è una modalità nella quale mi rifuggio, ma quel che mi interessa è cercare di cogliere, nel frastuono assordarte dell'oggi, una voce: un canto o un urlo...chissà.
Agli incisori che ancora cercano di immaginarsi come artisti contemporanei, allora, spetta una vita interstiziale, di estrema sobrietà, di castità guardinga, di allegrie e severità provate nell'intimo. Una vita intensamente personale, espansione di un Sé orientato verso l'esperienza vissuta, verso l'incontro con persone concrete. È la strada più difficile, la meno appariscente, la più sincera.
L'esercizio indefesso dell'incisione resta un'opera di fedeltà, di ascolto, una comunione diffidente e aspra, un ordine da riformulare in accenti nuovamente veri, una sintassi che sia pensiero, ma non qualcosa di misurabile nei termini complementari del progresso o del regresso.
Da parte mia posso solo invitare ogni incisore, prima di iniziare ad incidere la prossima lastra, a comprendere chi è, storicamente e socialmente, senza delimitare temi e forme comunicative.
L'incisore/artista contemporaneo deve stare al mondo con onestà e questo vuol dire non poter predeterminare, né con foga né con calcolo, i modi della sua vita e della sua partecipazione. Altrimenti ricade negli astratti doveri e negli astratti furori; divide la verità personale da quella che spaccia per collettiva; lavora a ciò che fa evadere altri; cerca ossessivamente il presente, perdendone l'infinito spessore temporale e al sua consustanziale inattualità.
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lunedì 7 novembre 2016
venerdì 8 gennaio 2016
UNA BUONA "NORMA"
Il buon Cino Bozzetti si
era auto-imposto una regola, una “Norma”, che aveva trascritto in un talloncino
di 22 x 14 centimetri e teneva appuntato in evidenza nel suo studio.
Riproponiamo la “Norma” di
Bozzetti all’inizio di quest’anno nuovo come viatico per tutti gli artisti che
vorranno continuare ad incidere affilando i bulini per resistere comunque.
Norma
I prezzi dei tuoi lavori
saranno cari – non cedere
mai – (così non te li compreranno) – e tu conservali
facendone una raccolta come faceva Turner.
Così il puntiglio chiamerà
continuamente l’esortazione
che dice: aspira sempre a fare lavori
eccellenti
e originali.
Segui
sempre questa norma che porta a buon risultato.
sabato 24 ottobre 2015
MANIFESTO DEI BIBLIOFILI AFFAMATI
Per fare una buona impressione
un bravo stampatore
deve avere un ottimo carattere.
Bruno Munari
1. Discendenti di Gutenberg per «tirature di bellezza
perfetta»
Noi artigiani del libro, eredi di Gutenberg,figli di Manuzio
e Bodoni, raccontiamo una storia vera dell’artigianato italiano.
Lavoriamo con saperi e sapienza, tra materiale e
immateriale, dando pari dignità a mani e mente; i nostri laboratori di antico
mestiere sono una fucina di precisione ed entusiasmo,dove si esercita una
tenace resistenza culturale.
2. Il risveglio dei sensi
Siamo editori affini e irripetibili, ciascuno nella propria
identità, e desideriamo risvegliare tutti i sensi attraverso i libri da noi
creati. Sappiamo che esiste un punto di equilibrio da ricercare continuamente
tra piombi e legni, inchiostro e colori, carte naturali e legature, spazio
bianco e nero, illustrazioni e segni, bulino e matita; tale arduo percorso è
corollario all’opera compiuta che non tradirà se stessa e verrà tenuta in mano
a dimostrazione palese di quanto di necessario è stato fatto. Professiamo il
pensiero nel suo farsi armoniosamente sotto i nostri occhi, e ci opponiamo
all’estinzione del libro frutto di tipografia manuale che anela a persistere
perché il nostro è nutrimento classico, ma è anche quello della modernità e
della sperimentazione. I nostri libri aspirano ad essere belli dentro e fuori:
combiniamo un’attenta cura estetica a una rigorosa selezione dei testi, nella
costante e ostinata ricerca di soluzioni inedite ed opere nuove secondo la
migliore tradizione della microeditoria, da sempre fucina di giovani talenti e
avanguardia nella scoperta di grandi nomi della letteratura internazionale.
3. «Noi gettati nell’azzardo infinito»
I caratteri sono l’unità mobile di un pensiero universale e
di ciò che vogliamo essere in termini di consapevolezza e libertà. Siamo
rivoluzionari perché conservatori del bello, del manuale, di una dimensione
umanistica del fare che rifugge ritmi consumistici e privilegia un’andatura a passo
d’uomo. Siamo l’Italia che lavora tra le macerie dell’arte e della storia e
siamo la pattuglia ostinata che conserva una forma tangibile di artigianato: i
nostri libri, antichi e tecnologici allo stesso tempo, realizzati combinando
diverse e raffinate tecniche.
4. L’eternità per un libro
Il libro tipografico è un ecosistema di bibliodiversità,
frontiera di un mondo di necessaria sapienza; non vogliamo vederlo deperire, ma
l contrario desideriamo lasciarlo in eredità ai giovani, sempre più spogliati del
valore della manualità. Desideriamo donare alle future generazioni l’orgoglio
del carattere impresso sulla fibra di cotone e la scoperta di un’avventura
sempre nuova e appagante, esempio dell’eccellenza italiana. Immaginiamo un
nuovo amore per il fare, nuove condizioni e nuovi alleati per ideare, lavorare,
promuovere, far circolare e vendere libri, all’insegna di un’etica del lavoro
che faccia vivere sull’onesto prodotto delle proprie mani e del proprio
intelletto, e non sia né scarto né speculazione.
5. Chiediamo
Chiediamo considerazione, rispetto, visibilità; chiediamo
tutela e sostegno dallo Stato, dalle regioni, dagli enti pubblici; desideriamo
che la tipografia rientri nelle scuole e che il libro manuale e la grafica
tornino ad essere maggiormente protagonisti di mostre e manifestazioni
culturali. Desideriamo contribuire a formare un gusto che coniughi bellezza e
felicità: l’arte della tipografia è vera tecnologia e l’arte del libro è una
delle espressioni più alte e mirabili nell’evoluzione del pensiero e
dell’umanità.
Gubbio, 16 – 17 Ottobre 2015
venerdì 2 ottobre 2015
FORUM DEI BIBLIOFILI AFFAMATI
Dedicato al V
centenario della scomparsa di Aldo Manuzio
____________
GUBBIO
BIBLIOTECA SPERELLIANA
Via Fonte Avellana, 8
Venerdì 16, Sabato 17 Ottobre 2015
__________________
DIREZIONE SCIENTIFICA:
Maria Gioia Tavoni
COORDINAMENTO
GENERALE: Anna Buoninsegni, Barbara
Sghiavetta
__________
Come
nasce il progetto
L’idea nasce dalla pubblicazione "Guida per
bibliofili affamati" (Pendragon, 2014) delle bibliografe Maria Gioia
Tavoni e Barbara Sghiavetta. Attraverso un sorprendente viaggio compiuto dalle
autrici nel Bel Paese, vengono alla luce 24 esperienze del sommerso ma
vivacissimo mondo dell'editoria di ‘nicchia’. Affiorano e per la prima volta
vengono raggruppate, testimonianze di grande creatività, di sapere artigiano a
rischio di estinzione. Presidi culturali, esclusi dai grandi circuiti di
distribuzione, dove parole e immagini, mani e intelletti si fondono
armonicamente.
Gli
obiettivi del ‘FORUM’
Il forum è una chiamata a raccolta delle forze editoriali ‘disperse’ della Guida, per costruire una ‘rete’e
accendere adeguati riflettori su questo microcosmo, fatto di passione e conoscenza. Insomma, per“alzare le voci”, con
testimonianze dirette di ‘artigiani di bottega’ che rappresentano i “giacimenti”
di alto pregio di un’Italia che crede nelle proprie capacità ma ha bisogno di
essere ascoltata e rispettata. Finalità
del Forum non è dunque abbandonarsi ai consueti o ulteriori cahiers de
doléances, bensì arrivare ad elaborare un ‘MANIFESTO’, rivolto in special modo
al mondo della politica e della comunicazione, contenente i principi di salvaguardia di un bisogno
diffuso: dare senso e concretezza
all’uomo artigiano, tutelare il “buon lavoro” fatto con arte, intelligenza e
sapienza manuale, valorizzare il manufatto libro bello e ricolmo di conoscenza.
A chi
è rivolto il ‘FORUM’
Ad editori, bibliofili, giornalisti, politici,
esperti, docenti, appassionati, e a quanti che svolgono progetti di ricerca nel
settore. E soprattutto ai giovani,“futuri bibliofili affamati” da formare al
gusto del manufatto libro e nuovi
operatori del settore, eredi di saperi e conoscenze che rischiano di andare
perdute per sempre. Per consegnare loro un messaggio su come può funzionare la
sinergia “mente mano desiderio ragione”(secondo la felice intuizione di Richard
Sennet) in grado di restituire al
nostro Paese forza, primati ed anche saggezza. La sinergia ‘mente – mano’,
sostegno educativo dell’agire umano come formulava anche Maria Montessori, ha
fatto grande il mondo occidentale, con il modello delle “botteghe” italiane
indicate a riferimento globale e in risposta all’omologazione. Tale modello va
sostenuto come uno dei fattori chiave dell’identità futura.
Attività
collaterali al Forum
UN MESE DI PICCOLA MOSTRA
Dal
16 ottobre al 16 novembre
Esposizione delle opere di
‘microeditoria italiana di pregio’
allestita nei locali della Biblioteca Sperelliana.
EDITORI PRESENTI IN MOSTRA
CAMPANIA
- EDIZIONI DELL'OMBRA
- IL LABORATORIO NOLA
EMILIA ROMAGNA
- EUGRAFIA
- OFFICINA TYPO
- MAVIDA
- ATELIER ALMA CHARTA
- OPIFICIO DELLA ROSA
- HEKET EDIZIONI
- LE MAGNIFICHE EDITRICI
- ANONIMA IMPRESSORI
FRIULI VENEZIA GIULIA
- CAPPAZETA
LAZIO
- INSIGNA
- MARINA BINDELLA
LOMBARDIA
- IL BUON TEMPO
- IL RAGAZZO INNOCUO
- EL MENDRUGO DE PAN
- PULCINOELEFANTE
MARCHE
- NUOVE CARTE FANO
PIEMONTE
- TALLONE EDITORE
SICILIA
- EDIZIONI DELL'ANGELO
TOSCANA
- LUNA E GUFO
- EDIZONI DUELIRE
UMBRIA
- ARTE DEL LIBRO unaluna
- XILOCART
VENETO
- AMPERSAND
- CHIMEREA OFFICINA VERONA
- OFFICINA ARTE CONTEMPORANEA
- THE BLUE PRINT PRESS
- PAOLO CELOTTO
- CENTRO INTERNAZIONALE DELLA GRAFICA
PROGRAMMA
venerdì 16 ottobre
(9.30-13)
PRESENTAZIONE
FORUM
SALUTI
DELLE AUTORITÀ
Interventi:
- ‘Libri belli dentro e fuori’ (Anna Buoninsegni)
- ‘Avant et après la Guida’ ( Maria Gioia Tavoni- Barbara Sghiavetta)
- ‘Il corpo dei libri. Vista, udito, tatto, olfatto e gusto nei piaceri
libreschi’ (Oliviero Diliberto)
- ‘Libri
di testo per bibliofili affamati’ (Massimo Gatta)
- ‘L’appetito vien studiando: stampa
manuale nell’Università’ (Paolo
Tinti)
- ‘Esportare la Guida in Spagna’ (Mercedes Lopez Suarez)
Pausa
pranzo
venerdì
16 ottobre – 15-18
“PARLIAMO TANTO DI NOI” TAVOLA
ROTONDA CON GLI EDITORI
Coordina
Andrea Kerbaker
-
André Beuchat (Atelier
Alma Charta)
-
Enrico Tallone (Alberto Tallone editore)
-
Alessandro Corubolo
(Chimerea Officina)
-
Maria Pina Bentivenga
(InSigna)
-
Giovanni Turria
(Officina Arte Contemporanea)
-
Anna Buoninsegni ( Arte
del Libro unaluna)
Gruppo di lavoro elaborazione
‘MANIFESTO
DEI BIBLIOFILI AFFAMATI’
Interventi di altri editori, dei giornalisti presenti
e del pubblico
CONCLUSIONI
sabato 17 ottobre
- ore 9-13
‘Se la libridine sia destinata a
scomparire’ intervento di Andrea
Kerbaker
Laboratori
sull’arte del libro con studenti, in
collaborazione con ‘Accademia di Belle Arti di Urbino’ e ‘Arte del Libro unaluna’.
_____________
PARTECIPAZIONE: libera, previa
registrazione
Per quanto riguarda i costi si è trovata la
migliore offerta di seguito evidenziata.
SOGGIORNO
E PASTI:
Camere nel centro storico di Gubbio
Pacchetto 2 pernottamenti e 2 pasti 100,00 euro
(esclusi viaggio ed extra)
SEGRETERIA:
Anna Buoninsegni Sartori 329 3812750 a.buoninsegni@gmail.com
CONTATTI:
Maria Gioia Tavoni 335 6197440 mariagioia.tavoni@unibo.it
Barbara Sghiavetta 333 7965903 barbara.sghiavetta@gmail.com
INFORMAZIONI E ACCOGLIENZA TURISTICA DI GUBBIO -
I.A.T.
Via della Repubblica 06024 GUBBIO (PG) - telefono: 075 9220693
COME ARRIVARE A GUBBIO
Gubbio
si trova nella parte nord est dell’Umbria, a ridosso della catena appenninica e
poco lontano dal confine con le Marche.
Si può
raggiungere:
-
in auto
-
dagli aeroporti di Perugia, Ancona o
Rimini
-
in treno dalla vicina stazione di Fossato
di Vico, con collegamenti autobus.
IN AUTO
Possibilità per chi proviene da nord
-
Autostrada del Sole A1 Milano-Napoli: si esce ad Arezzo e proseguire in direzione Sansepolcro. A Sansepolcro si
imbocca la E45 fino ad Umbertide per poi deviare in direzione Gubbio.
-
Autostrada Adriatica A14: si esce a Fano e si imbocca prima la SS-73BIS / E78 e poi la SP-3 in
direzione Gubbio.
-
Superstrada E45: si percorre fino
all’altezza di Umbertide per poi deviare in direzione di Gubbio.
Possibilità per chi proviene
da sud
-
Autostrada del Sole A1: si esce a Orte e si prosegue lungo la superstrada E45 in direzione di
Perugia. All’altezza di Bosco si esce in direzione Gubbio.
-
Autostrada Adriatica A14: uscita Ancona-Nord. Poi si prosegue per Jesi, Fabriano e da qui si
raggiunge Gubbio.
IN AEREO
-
Aeroporto “San Francesco di Assisi”
-
Aeroporto “Raffaello Sanzio”
-
Aeroporto “Federico Fellini”
IN TRENO
-
Linea Ferroviaria ROMA – ANCONA stazione di Fossato di Vico/Gubbio
collegata con servizio bus (18 km da Gubbio)
collegata con servizio bus (18 km da Gubbio)
-
Linea Ferroviaria FIRENZE – TERONTOLA – PERUGIA stazione di
Perugia/Fontivegge collegata con
servizio bus (40 km da Gubbio)
IN AUTOBUS
-
Umbria mobilità
Collegamenti con Perugia, Stazione di Fossato di Vico, Gualdo Tadino,
Umbertide, Città di Castello ed altre località della Provincia di Perugia www.umbriamobilita.it
-
Autolinee Sulga
Collegamenti con Roma – Stazione Tiburtina e Aeroporto di
mercoledì 8 luglio 2015
BUON COMPLEANNO
La celebrazione dei quarant’anni di attività del Centro dell’incisione Alzaia Naviglio Grande porta il pensiero a riflettere sull’importanza delle tracce. Le tracce lasciate nella città nel corso dei secoli e, tra queste, il Naviglio Grande che ha permesso alle acque del Ticino di bagnare e attraversare Milano; le tracce lasciate dall’uomo e dalle comunità che hanno organizzato e trasformato il territorio per poterlo abitare. E poi ancora le tracce incise con maestria sulle lastre, alcune delle quali raccolte in questo splendido catalogo a ricordare le molte storie che continuano ad intrecciarsi, i molti modi di
raccontare le forme del mondo che ci circonda, i differenti linguaggi con il quali, non senza fatiche, siamo chiamati già oggi a confrontarci per costruire pazientemente il domani. Forte è infine la traccia lasciata da chi, con passione e costanza, ha dedicato le proprie energie a tenere vivo il Centro, a dare spazio agli artisti di ogni luogo e di ogni tempo, a riempire di cultura uno spazio sempre più unico nel panoama di questa città. A loro, e a chi diversamente ha sostenuto e sostiene il Centro delle Incisioni, il nostro grazie.
Il Centro dell'Incisione "Alzaia Naviglio Grande" compie quarant'anni di attività e li festeggia con una mostra degli artisti che in questi anni sono stati "vicini" al Centro, per numerologica coerenza dovrebbero essere quanti gli anni, ma pare siano quarantadue, giusto per portarsi avanti ("...e oltre") ché poi, a una certa età, si sa com'è coi numeri...
Tuttavia, a parte il numero degli artisti che si sono aggiunti ad ogni decennale, non ho trovato alcuna differenza rispetto ai festeggiamenti, o "celebrazione" (?), per i trent'anni e, per dirla tutta, neanche rispetto ai venti e ai dieci.
Tuttavia, a parte il numero degli artisti che si sono aggiunti ad ogni decennale, non ho trovato alcuna differenza rispetto ai festeggiamenti, o "celebrazione" (?), per i trent'anni e, per dirla tutta, neanche rispetto ai venti e ai dieci.
Zaliani e Tregambe ci hanno lasciati a Dicembre e ad Aprile, gli altri, se sono vivi, non appaiono del tutto vegeti, non in questo contesto dove tutto pare ripetersi da dieci, da venti... da "Quarant'anni e Oltre"... ancora... stancamente... almeno per chi osserva...
...comunque...
martedì 2 dicembre 2014
100 DI QUESTI GIORNI
Con il numero attualmente in distribuzione la rivista "Grafica d'arte" compie venticinque anni di ininterrotta pubblicazione. Nell'occasione si terrà a Milano, il 4 Dicembre alle ore 18,00, presso la Sala del Grechetto della Biblioteca Centrale di Palazzo Sormani, un incontro, con interventi di Elena Pontigia, Patrizia Foglia e Giorgio Marini, durante il quale verrà distribuito ai presenti una copia omaggio del numero 100.
"Grafica d'arte" è l'unica rivista in Italia che, come recita il suo sottotitolo, si occupa esclusivamente "di storia dell'incisione antica e moderna e storia del disegno", si potrebbe concludere con un purtroppo, intendendo purtroppo l'unica non riferito alla rivista in sé, ma perché la pluralità dei punti di vista nell'informazione è sempre auspicabile. In effetti, in tanti anni, non sono mancati i tentativi di varare altre pubblicazioni sullo stesso argomento volendo dimostrare di essere diversi. Ricordiamoci che venticinque anni addietro, nell'altro secolo, per pubblicazione si intendeva esclusivamente una stampa cartacea e realizzare una rivista non era impresa semplice, non lo è ancora oggi, anche ad immaginarla solo "on line", perché non può avere la staticità di un sito ne l'estemporaneità di un twitter o di blog (come questo ovviamente). Perché i tentativi fatti non hanno funzionato? Erano solo iniziative velleitarie? Il "Mercato" non ha risposto? Di fatto tutti fallimenti che non meritano di essere ricordati, neanche per stigmatizzare chi ha cessato la pubblicazione dopo aver incassato la sottoscrizione di qualche misero abbonamento.
Chi non ha condiviso e non condivide l'impostazione di "Grafica d'arte" non apprezzerà neanche questo numero 100 "speciale", anche nel senso di monografico, dedicato all'incisione visionaria. Come si precisa nell'introduzione al fascicolo "...la vastità di questa produzione... è tale che ha posto un serio problema ai curatori... a causa del ridotto spazio a disposizione a fronte del numero di opere e di artisti meritevoli di essere menzionati o commentati". Possiamo rilevare che si sono volutamente trascurati artisti ampiamente storicizzati (Dalì, Magritte... tanto per intenderci) per segnalarne altri più contemporanei che privileggiano ancora l'incisione: inutile quindi fare le pulci su gli assenti più o meno eccellenti.
Venticinque anni sono tanti e se diciamo un quarto di secolo fa ancora più effetto. Un quarto di secolo durante il quale molte, moltissime cose sono cambiate. C'è chi sostiene che oggi una rivista cartacea non ha più senso, che in rete c'è molto di più..., proprio per questo pubblicare, regolarmente e con puntualità, quattro numeri all'anno più il supplemento intermedio che si è aggiunto dal 1995, appare ancor più significativo dopo tanti anni. Per quanto i detrattori sostengano che la rivista può interessare solo uno sparuto numero di integralisti ancorati ad una tradizionale concezione dell'incisione ormai superata, evidentemente il numero di abbonati è sufficiente a garantire all'editore la distribuzione, un numero sufficiente di lettori che apprezzano la coerenza e condividono le scelte artistiche e culturali, diciamo, della rivista, per non personalizzare troppo, ma è ovvio che si tratta dell'impostazione che il direttore, nel suo non facile ruolo, ha perseguito con continuità e che, nonostate le critiche che di tanto in tanto giungono nella rubrica "La parola ai lettori", sono ribadite nei cento numeri fin ora pubblicati.
L'augurio personale che mi sento di fare è indiretto auspicando che già dal prossimo numero e per altri cento a venire, "Grafica d'arte" possa iniziare a documentare la rivalutazione dell'incisione contemporanea.
mercoledì 24 luglio 2013
EDIZIONI STRAORDINARIE 2
Hypnerotomachia
Poliphili
Aldo Manuzio, Venezia 1499
In folio
Come immagine per
introdurre questo post e anticiparne l’argomento, si è scelta una riproduzione
delle pagine della Hypnerotomachia Poliphili che, secondo la stragrande
maggioranza degli appassionati di libri, è il più bel libro mai
stampato.
Dovevo essere particolarmente
distratto, o forse l’iniziativa non era stata promossa in modo adeguato; la
mostra risale al mese di Luglio dello scorso anno, presso la “Fondazione Banca
del Monte” di Foggia che ha anche pubblicato il ricco catalogo di
accompagnamento: “LA SCRITTURA E L’IMMAGINE - tra arte e poesia: i libri
d’artista italiani del Novecento” a cura di Luigi Paglia.
Anche se ne sono venuto a
conoscenza soltanto adesso la pubblicazione che accompagnava la mostra non è di
quelle soggette a rapido deperimento e resterà ancora valida per diversi anni a
venire.
Per i miei interessi e i
miei poveri gusti la mostra e la relativa pubblicazione hanno il pregio di
occuparsi dello stesso ambito che intendevo indagare con la pagina EDIZIONI presentata nel post EDIZIONI STRAORDINARIE e la coincidenza di certe
proposte è tale da rivelare una significativa ascendenza che mi rende
orgoglioso per averla concepita virtualmente e attenua l’invidia di non essere
stato io a realizzarla concretamente.
Non so come fosse stata
allestita la mostra, esporre dei libri non è facile; mentre per apprezzare un
quadro o una stampa sono sufficienti una buona illuminazione e consentire anche
una visione ravvicinata, per un libro, oltre all’inconveniente di poterlo
mostrare solo parzialmente (quant’anche fosse del tutto smembrato) resterà
sempre precluso (per ovvi motivi) il piacere tattile di sfogliarne le pagine.
“Libro d’artista”, “libro d’arte”, “libro illustrato” “libro
oggetto”… solo per restare nell’ambito della concretezza materiale e senza
neanche sfiorare le contemporanee possibilità del virtuale.
Le distinzioni sono a volte
nette, a volte sottili, altre volte del tutto ambigue, come sempre accade
quando gli ambiti si moltiplicano e ciascuno tiene a differenziarsi e
considerare il proprio ambito prioritario.
«La mostra propone
un’esemplificazione (ovviamente, non esaustiva, dato il panorama quasi
sconfinato delle pubblicazioni, ma abbastanza rappresentativa) delle diverse
realizzazioni di libri d’artista da parte di vari editori, a partire dagli anni
venti-trenta del Novecento e limitata al territorio nazionale.»
Così inizia il saggio
introduttivo di Luigi Paglia che poco dopo individua chiaramente l’ambito di
interesse «… più convenientemente si potrebbe parlare di libro di arte e poesia
o letteratura, rappresentando esso un genere particolare di oggetto estetico
derivante dall’interrelazione (nella prospettiva di una particolare forma di
intertestualità) di diverse espressioni artistiche [….] Sono, pertanto, da
escludere dal novero dei libri di artista le opere con riproduzioni
fotomeccaniche…»
Paglia individua «… una
quadrangolazione editore – artista – stampatore – scrittore, con la possibilità
di coincidenza di due o tre di questi ruoli nella figura dell’editore,
soprattutto se piccolo, il quale rappresenta il vertice propositivo
dell’operazione […] piccoli e micro editori che realizzano spesso le loro opere
senza fine di lucro, con la collaborazione gratuita di artisti e letterati più
o meno importanti…»
Il testo introduttivo ha il
pregio di un approccio affatto pragmatico, analizza le tipologie di
impaginazione, i formati, le carte, i caratteri… «Le tecniche utilizzate nelle
opere artistiche…», «…la mappa della dislocazione territoriale degli editori…»,
i «…tempi di fondazione delle edizioni, o, più precisamente, quelli in cui
viene intrapresa la pubblicazione dei libri d’artista».
Per concludere affermando
che: «La storia del libro d’artista del Novecento coincide, quindi con la
sequenza diacronica degli editori dei quali, di seguito, si presentano -
chiedendo venia per le inevitabili dimenticanze – le schede sintetiche
dell’attività, e si identifica, anche con la storia della grafica, dell’arte,
della poesia e della letteratura».
Segue la presentazione di
49 editori.
Di alcune iniziative
editoriali, soprattutto le più antiche, si da comunicazione della cessata
attività. Quanto siano attive le più recenti è difficile dirlo, temo che
anch’esse risentano della crisi generale.
Tra le proposte editoriali
mi interessano di più quelle nelle quali la relazione tra immagine e scrittura
è più stretta sia concettualmente perché pensate l’una per l’altra, sia
concretamente perché impaginate e rilegate unitariamente. In tutte quelle
rientranti in questa categoria, prescindendo dalle mie preferenze di linguaggio
artistico, rilevo un rigore ammirevole. Invece non mi piace punto l’idea di
quelle incisioni sciolte senza alcuna relazione con il testo ed inserite nel
libro solo per alzare il prezzo di copertina (tipo Edizioni Henry Beyle,
tanto per intenderci e farmi un “amico” in più).
Conservano tutta la loro
raffinatezza le iniziative “One Man Print“ cioè lo stesso artista che è anche
stampatore ed editore, ma ritengo più apprezzabili coloro che ricercano
collaborazioni e scambi con altri artisti e autori.
Al momento le proposte
editoriali più impegnative provengono da “Il Tavolo Rosso” di Udine e da
“Mavida” di Reggio Emilia con opere molto diverse, di alta qualità nella
realizzazione e grande coerenza anche nella scelta dei testi e degli artisti.
Riallacciare il legame tra
incisione e libro, proprio nel momento in cui l’incisione sembra non
interessare più nessuno e il libro si smaterializza nell’e-book, può
risultare, paradossalmente, un’opportunità: stampa tipografica, incisioni
originali, carte raffinate, legatura artigianale… in quanti raggiungerebbero
l’orgasmo?
lunedì 15 luglio 2013
ANCORA SULLE BIENNALI
Giancarlo Vitali (Bellano
29/11/1929)
A sostegno autorevole della tesi espressa disorganicamente nel precedente post, si riporta uno stralcio del testo scritto da Paolo Bellini per il catalogo della prima “Biennale di Olzai”.
LA “COPPA VENINI”, 1984. Acquaforte 250 X 230
A sostegno autorevole della tesi espressa disorganicamente nel precedente post, si riporta uno stralcio del testo scritto da Paolo Bellini per il catalogo della prima “Biennale di Olzai”.
L’idea di incisione del
Professor Bellini è ben nota e anche nel testo in catalogo non manca di
evidenziare le proprie preferenze, ma per quanto riguarda le considerazioni
generali risultano ispirate da una lucida visione dell’attuale situazione ed
espresse con l’abituale chiarezza e incisività.
Non c’è nulla dei toni
enfatici e trionfalistici che caratterizzano le presentazioni di analoghe
iniziative e la segnaliamo ritenendola, probabilmente, la presentazione più
intellettualmente onesta che può capitare di leggere.
«Di
fronte alla nascita di una nuova Biennale di grafica, come è appunto quella di
Olzai, è legittimo e doveroso chiedersi quale ne sia il senso. Per Olzai in
particolare, ma anche in genere, estendendo la domanda alle altre numerose
Biennali che hanno luogo in Italia. La risposta più ovvia e più logica è che
una Biennale debba e voglia presentare al pubblico e alla critica soprattutto
due aspetti: una valorizzazione del proprio territorio e insieme uno spaccato,
dove più e dove meno veritiero, della situazione della grafica italiana in quel
momento, una sorta di panoramica della produzione contemporanea ritenuta migliore.
Sulla promozione del territorio non vi è
dubbio che un’iniziativa come quella avviata dal Comune di Olzai recherà
qualche effetto positivo. Se poi dobbiamo considerare le opere presentate come
uno spaccato dell'arte grafica contemporanea, emergono allora alcune
considerazioni interessanti. A livello generale si può dire che la maggior
parte delle opere ammesse alla manifestazione rientrano nell'ambito del
figurativo, con poche e non significative eccezioni. Varie poi e con marcate
differenze si mostrano le cadenze stilistiche proprie di ciascun artista. A
livello molto sintetico e generale è parso che vi sia un gruppo di incisori che
mostrano nei propri lavori una maestria tecnica e mimetica di grande spessore,
replicando del resto una prassi che da anni perseguono nel loro lavoro: opere
certo ammirevoli e ammirabili, ma che non superano la soglia di una raffinata,
esperta e consumata abilità tecnica, specie quando scelgono particolari dove
tale perizia può essere meglio mostrata, come la luce di una lampada o le
pieghe di un tessuto.
In altri invece si è avuto modo di
leggere un soffuso e insistente richiamo a una visione che sconfina dal mondo
visibile e riproducibile verso una dimensione fantastica, nel tentativo, spesso
riuscito, di creare con la propria opera un’allegoria.
[…]
Se queste ottanta opere volevano essere
uno spaccato della produzione dell’arte grafica contemporanea, come si diceva
più sopra, ebbene, direi che lo sono, anche se, onestamente, va riconosciuto
che alcuni dei lavori presentati sono un po’ troppo "datati" e in
futuro sarà opportuno porre dei termini più chiari in tal senso. Naturalmente
non tutti possono ritenersi d’accordo con l’opinione che questa edizione della
Biennale di Olzai sia rappresentativa della grafica che oggi si fa in Italia. È
vero, hanno ragione. Da parte di diversi incisori si realizzano opere di
tutt’altro tipo, si sovrappongono le tecniche, si mescolano i linguaggi, si
punta a stupire. Ognuno è libero di fare l’arte che vuole. È una questione di
qualità e forse anche di buon gusto.
Chiudo con un'osservazione che
mi pare doverosa: questa Biennale, ideata da Enrico Piras e supportata
intelligentemente dal Comune di Olzai, ha fra i tanti un merito: quello di non
proporre vincitori, ma solo segnalati. Un modo intelligente per rispettare gli
artisti e per ribadire che un concorso artistico differisce di molto da una
gara podistica o ciclistica.»
lunedì 1 luglio 2013
SULLE BIENNALI
GLI IMBALSAMATI
acquaforte, 1935 mm 227x 360
Al loro primo apparire il
senso delle rassegne che ancora oggi chiamiamo “Biennali” era quello di
presentare uno spaccato della situazione dell’arte in quel dato momento, una
ricognizione della produzione contemporanea ritenuta migliore.
La crisi di questa
concezione esplode a partire dagli anni novanta del Novecento con l’inflazione
di mostre biennali che hanno scardinato il modello dall’interno sostituendolo
col concetto di mostra “a tesi”.
Il responsabile, che inizia
a chiamarsi “curatore”, individua una tematica, o una tesi appunto, e sceglie
di presentare quegli artisti e quelle opere che ne siano la “dimostrazione”.
Massimiliano Gioni,
curatore della 55ª Biennale in corso a Venezia, in un’intervista pubblicata nel
numero 300 di “artedossier” dichiara che «Non esiste un formato sclerotizzato
di biennale, al contrario credo che ci sia libertà, una biennale può essere
qualsiasi cosa… Si parla di biennali solo per riferirsi a un formato che
avviene ogni due anni».
Se così “È” nel mondo
dell’arte contemporanea, così “NON È” nel mondo dell’incisione italiana
contemporanea, o meglio non lo è ancora anche se qualche tentativo è stato
fatto.
qualunque rassegna che,
oggi, tenti di applicare l’originario principio di presentare una panoramica
dell’arte incisoria del momento, è condannata in partenza a non riuscire a
presentare nulla di nuovo per i motivi che nel post “J’e accuse” sono già stati
argomentati.
Il problema è intricato
perché è in crisi il sistema, è in crisi il mercato, sono in crisi gli artisti
incisori…
Non si vuol sostenere che
il principio della mostra “a tema” sia, di per sé, la panacea in grado di
assicurare la buona riuscita, tuttavia appare evidente la necessità per i
curatori delle prossime rassegne d’incisione di rivederne l’impostazione,
iniziando con l’assumersi il rischio di proporre nomi se non “nuovi” almeno
“diversi”, forse per alcuni artisti consolidati non essere più invitati può
costituire un qualche incentivo a rimettersi in discussione?
La frecciatina è
avvelenata, me ne rendo conto, ma non è tempo di ipocrite accondiscendenze.
Altro che “continuità”!
C’è stato un surplus di
“quantità” ora è indispensabile che tutti i soggetti coinvolti si mettano al
lavoro per elaborare “nuova qualità”, altrimenti possono continuare a fare gli
imbalsamatori, ma i fatti dimostrano che non c’è tutta questa domanda di
uccelli impagliati.
mercoledì 15 maggio 2013
TERRA TREMUIT
Si inaugura il 10 maggio,
alle 16.30, presso il Museo della Sanità, Via Clavature 8-10 Bologna –
gentilmente concesso dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna –
l’iniziativa “Terra Tremuit. Incisori per gli archivi”, mostra di opere donate
dall’Associazione Liberi Incisori (ALI) di Bologna, dall’Associazione Italiana
Ex Libris, dalle gallerie Stamparte di Arrigo Quattrini e G7 di Ginevra Grigolo
di Bologna, all’A.N.A.I. – Sezione Emilia Romagna.
Quest’ultima ha promosso la mostra in collaborazione con l'ALI, la
Soprintendenza Archivistica per l'Emilia Romagna, la Direzione Regionale per i
beni culturali e paesaggistici, l'Associazione SOS Archivi e Biblioteche e la
Fondazione Mondadori e con il patrocinio dell'Istituto per i beni artistici,
culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna.
L’iniziativa ha lo scopo di raccogliere somme da destinare al recupero degli
archivi danneggiati dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012.
Sarà possibile, durante la mostra e, già prima, attraverso il sito
dell’A.N.A.I., formulare offerte collegate alle opere esposte, secondo diverse
modalità consultabili sul sito dell’associazione (www.anai.org), da cui è
possibile fin d’ora visionare le opere e scaricare il modulo per le
offerte on line.
L’intero ricavato verrà devoluto dall’A.N.A.I. – in base a priorità di
intervento individuate dalla Soprintendenza Archivistica per l’Emilia-Romagna –
al recupero degli archivi emiliani danneggiati dal sisma. Dell’impiego delle
risorse verrà dato pubblico resoconto.
L’esposizione presso il Museo della Sanità di Bologna rimarrà aperta al
pubblico fino al 4 giugno 2013, e sarà visitabile nei seguenti giorni e orari:
dal martedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00
alle ore 19.00. All’evento inaugurale interverrà l’Onorevole Manuela Ghizzoni,
già presidente della VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione) della
Camera dei Deputati. In occasione dell’inaugurazione, l’attrice Marinella
Manicardi darà lettura di alcuni brani che rievocheranno gli eventi del maggio
2012, nel loro impatto sul patrimonio culturale. Verrà proiettato un breve
video curato dall’Associazione SOS Archivi e Biblioteche e volto a documentare
le condizioni degli archivi all’indomani del terremoto.
Ai presenti verrà donata una copia del catalogo della mostra, con le immagini di
tutte le opere esposte.
Con viva cordialità
Maria Letizia Dongiovanni
(Presidente Sezione Emilia
Romagna - A.N.A.I.)
mercoledì 30 gennaio 2013
AGENDA…
Chissà in quante e in
quali case se ne conserva ancora una copia.
Si tratta della «Seconda edizione aggiornata alle ore 22 del 30
gennaio 1995» e in questo preciso istante sono già trascorsi diciotto anni
durante i quali moltissime cose sono cambiate, ma a rileggerla conserva intatta
tutta la sua validità.
Ripropongo la premessa
senza alcuna indicazione e senza altro commento: vediamo se qualcuno se ne
ricorda?
PREMESSA
«La
materia sensuale di ogni arte reca con sé una speciale fase o qualità di
bellezza, intraducibile nelle forme di ogni altra, un ordine di impressioni
distinte nella specie» (W. Pater).
Se chiedete a una persona
di media cultura cosa sia un'incisione, la risposta sarà: “la targa di ottone
sulla porta del dentista”.
Se di fronte a voi sta
una giovane ancor piena di sogni, vi segnalerà l'ultimo successo di Baglioni.
Se per vostra sfortuna
siete incappati in un critico d'arte, vi dirà in un sussurro: “grafica”; e vi
guarderà con aria di sufficienza.
Non viviamo forse in un
paese dove le parallele sono convergenti? O dove lo spazzino intasa il traffico
urbano da quando è diventato “assistente ecologico”?
E allora vediamo di
rettificare queste antiche parole; e definiamole bene, a scansare l'equivoco.
Per quanto riguarda la
parola “incisione”, è la nostra persona di media cultura, ad essere più vicina
alla realtà delle cose. Da oltre cinquecento anni “incisione” è un pezzo di
metallo scavato come “la targa di ottone sulla porta del dentista”, o un pezzo
di legno rilevato come un timbro da ufficio, che inchiostrati e poi stampati su
varie e bellissime carte lasciano segni, alberi, fiumi, colline all'alba,
scarpe non nuove, contesse, polli; quando non gufi, profeti, bambini.
Matrice è il nome del
pezzo di metallo o di legno: complice la sopravveniente fertilità; l'inesausta,
seppure sempre unica, riproducibilità.
Perché sarà la mano
onesta con una semplice punta di metallo o con un piccolo coltello d'occasione,
a fare irripetibili i segni. Perché sarà la mano onesta con due cilindri o con
una stecca d'osso, quando non col cucchiaio di cucina, a lasciarvi indelebile e
unica l'impronta dell'inchiostro, che per antica consuetudine è nero; come è
bianca la bellissima carta.
Stampata l'incisione,
teniamocela cara.
Perché il resto è davvero
silenzio. Quando non polvere.
Che significa “grafica”
se non niente?
Nel migliore dei casi
“grafica” è una signora lombarda sui quarant'anni, con belle e curate mani, che
disegna un libro da bambini scritto da un'altra signora divorziata, per metà
svizzera e per metà peruviana, che abita a undici chilometri da Erba. Nel
peggiore dei casi è litografia finta, fotoincisione vera, serigrafia industriale,
zincografia vera. E vi risparmio la descrizione di questi processi di stampa
industriale.
Ecco il motivo di questa
“storia”.
Sia finalmente una storia
di incisori-incisori, che il pubblico non conosce. Perché, da queste parti e di
questi tempi, le mostre e gli articoli sui giornali si occupano generalmente di
“pittori-grafici”: signori che mettono i loro autografi sotto stampe
industriali.
Pubblicizzati da
presuntuosissimi critici o da prezzolati giornalisti d'arte che tutto chiamano
“grafica” - non distinguendo una tecnica dall'altra - questi “pittori-grafici”
galleggiano nell'orribile favella del pubblico borghese; fanno, come si dice,
notizia. E soprattutto, vendono.
Le poche informazioni
sull'incisione contemporanea sono invece imbalsamate in pochi, infrequentabili
“gabinetti di stampe”. Sono questi luoghi preposti a nascondere ai
contemporanei eventuali qualità o bellezze in morti cataloghi illeggibili, irti
come sono di rimandi in criptico, burocratico linguaggio.
Si può quindi ben dire
che l'incisione contemporanea italiana passa dall'acido, utile alla vita del
segno, alla morte di questi luoghi senz'aria e senza tempo. Senza alcuna
comunicazione per i vivi. D'altra parte l'incisione è un'arte destinata a
scomparire nel giro di due generazioni, al massimo.
Come tutte le cose
seriamente rare e verificabili di questo paese. Non mi illudo con le poche note
di questa storia di cambiare il corso delle cose, o le cose della corsa.
L'arte dell'incisione non
è ancora, mi pare, nel paniere della scala mobile.
Dopo diciotto anni gli
unici aspetti che appaiono superati sono l’abolizione “della scala mobile” e forse Baglioni non è più
nella play list di “una giovane ancor
piena di sogni”.
È Forte la
tentazione di ripubblicare tutto, potrei dedicarvi una pagina apposita, conosco
bene l’Autore che sarebbe d’accordo, qualche problema di diritti potrebbe
essere sollevato dall’Editore.
Vedremo.
Frattanto salto le
successive sessanta pagine che sono ormai “Storia” seppur “breve ma veridica”.
Sono storia confermata
dal tempo che ha suggellato anche la punteggiatura oltre ai giudizi critici
fatti “con carne macinata di
incisori italiani contemporanei. Ma il più delle volte è carne in bianco. Se
poi qualche polpetta è avvelenata, (ma non si esageri)…”
Vado direttamente al
poscritto che contiene una “modesta
proposta per rilanciare l’incisione”.
Adesso che per
l’incisione i tempi sono tornati ad essere sinistri e mentre si ricercano
strategie di rilancio economico la “modesta
proposta” potrebbe trovar posto in una qualche “agenda” che i politici
proprio in questi giorni tentano di ammannirci, se non fosse che per la
direzione intrapresa, col redditometro e gli incombenti controlli, sembra
appartenere alle più visionarie utopie sociali rivoluzionarie.
Del poscritto riporto
solo la conclusione:
«…Naturalmente bisogna
evitare di abbassare la guardia. Critici, galleristi, biennalisti,
triennalisti, sperimentalisti e altri blobbisti, sono in agguato, aggiornati
Barbaricce. Aiutiamo allora i nostri Bonaventura dell'incisione. Diamo denari a
chi apre bottega di stampa (anche in casa propria). Esentiamolo dal pagare
tasse, da tenere registri contabili. È una modesta proposta. Dove si possono
trovare denari? Ovviamente dal mercato. E per l'avvio? Si chiudano, nelle
accademie, le scuole di incisione. Si pensionino i docenti perché annaffino il
loro giardino. Così eviteranno di predisporre al lastrico centinaia di
imbecilli presuntuosi, untuosi e spocchiosi. Non ho scritto di riaprire i
bordelli, per finanziare la nascita di botteghe incisorie. Ho scritto di
chiudere questi bordelli artistici e di utilizzare a fin di bene quanto
naturalmente si risparmia. Per il bene di tutti. Arte compresa.»
«Solo gli spiriti superficiali si accostano a un'idea con
delicatezza.»
E. M. Cioran
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