Giancarlo Vitali (Bellano
29/11/1929)
LA “COPPA VENINI”, 1984. Acquaforte 250 X 230
A sostegno autorevole
della tesi espressa disorganicamente nel precedente post, si riporta uno
stralcio del testo scritto da Paolo Bellini per il catalogo della prima
“Biennale di Olzai”.
L’idea di incisione del
Professor Bellini è ben nota e anche nel testo in catalogo non manca di
evidenziare le proprie preferenze, ma per quanto riguarda le considerazioni
generali risultano ispirate da una lucida visione dell’attuale situazione ed
espresse con l’abituale chiarezza e incisività.
Non c’è nulla dei toni
enfatici e trionfalistici che caratterizzano le presentazioni di analoghe
iniziative e la segnaliamo ritenendola, probabilmente, la presentazione più
intellettualmente onesta che può capitare di leggere.
«Di
fronte alla nascita di una nuova Biennale di grafica, come è appunto quella di
Olzai, è legittimo e doveroso chiedersi quale ne sia il senso. Per Olzai in
particolare, ma anche in genere, estendendo la domanda alle altre numerose
Biennali che hanno luogo in Italia. La risposta più ovvia e più logica è che
una Biennale debba e voglia presentare al pubblico e alla critica soprattutto
due aspetti: una valorizzazione del proprio territorio e insieme uno spaccato,
dove più e dove meno veritiero, della situazione della grafica italiana in quel
momento, una sorta di panoramica della produzione contemporanea ritenuta migliore.
Sulla promozione del territorio non vi è
dubbio che un’iniziativa come quella avviata dal Comune di Olzai recherà
qualche effetto positivo. Se poi dobbiamo considerare le opere presentate come
uno spaccato dell'arte grafica contemporanea, emergono allora alcune
considerazioni interessanti. A livello generale si può dire che la maggior
parte delle opere ammesse alla manifestazione rientrano nell'ambito del
figurativo, con poche e non significative eccezioni. Varie poi e con marcate
differenze si mostrano le cadenze stilistiche proprie di ciascun artista. A
livello molto sintetico e generale è parso che vi sia un gruppo di incisori che
mostrano nei propri lavori una maestria tecnica e mimetica di grande spessore,
replicando del resto una prassi che da anni perseguono nel loro lavoro: opere
certo ammirevoli e ammirabili, ma che non superano la soglia di una raffinata,
esperta e consumata abilità tecnica, specie quando scelgono particolari dove
tale perizia può essere meglio mostrata, come la luce di una lampada o le
pieghe di un tessuto.
In altri invece si è avuto modo di
leggere un soffuso e insistente richiamo a una visione che sconfina dal mondo
visibile e riproducibile verso una dimensione fantastica, nel tentativo, spesso
riuscito, di creare con la propria opera un’allegoria.
[…]
Se queste ottanta opere volevano essere
uno spaccato della produzione dell’arte grafica contemporanea, come si diceva
più sopra, ebbene, direi che lo sono, anche se, onestamente, va riconosciuto
che alcuni dei lavori presentati sono un po’ troppo "datati" e in
futuro sarà opportuno porre dei termini più chiari in tal senso. Naturalmente
non tutti possono ritenersi d’accordo con l’opinione che questa edizione della
Biennale di Olzai sia rappresentativa della grafica che oggi si fa in Italia. È
vero, hanno ragione. Da parte di diversi incisori si realizzano opere di
tutt’altro tipo, si sovrappongono le tecniche, si mescolano i linguaggi, si
punta a stupire. Ognuno è libero di fare l’arte che vuole. È una questione di
qualità e forse anche di buon gusto.
Chiudo con un'osservazione che
mi pare doverosa: questa Biennale, ideata da Enrico Piras e supportata
intelligentemente dal Comune di Olzai, ha fra i tanti un merito: quello di non
proporre vincitori, ma solo segnalati. Un modo intelligente per rispettare gli
artisti e per ribadire che un concorso artistico differisce di molto da una
gara podistica o ciclistica.»