martedì 1 luglio 2014

DERENTÒ



Saranno le sale del Castello di Corigliano d’Otranto a fare da cornice, dal 5 Luglio all’11 settembre, al progetto Derentò  dell’incisore salentino Andrea De Simeis: una monografia con disegni, testi e incisioni ispirata ai fatti che coinvolsero le città di Costantinopoli e Otranto nel XV secolo, volta ad approfondire le relazioni tra cultura bizantina e latina.

Derentò  è il nome con cui i paesi della Grecìa, una piccola comunità ellofona al centro del Salento, di cui De Simeis è originario, designavano la vicina Otranto. Così Andrea racconta attraverso le sue incisioni i fatti che la interessano dal 1453 al 1480: il gran progetto di turchizzazione di Maometto II, dalla conquista di Costantinopoli al sacco di Otranto, appena ventisette anni dopo.

Molteplici e determinanti sono i riflessi di quest’arco di storia sulla Grecìa che l’artista ritrova nei racconti della nonna, degli anziani del suo paese e nella storia di scrittori, come Gianfreda, Bodini, Maria Corti, De Dominicis, Rina Durante.
Un percorso espositivo raccontato da oltre cinquanta teche di incisioni originali da matrice in rame,  tirate su carte a mano realizzate in fibra di moracee con tecniche degli opifici orientali del VII sec. e tecniche medioevali delle gualchiere amalfitane.




Le opere sono distribuite in quattro spazi:
- Il primo riguarda gli anni 1451 – 1480 e accoglie 11 opere relative alle cronache del Bey ottomano Tursun, in cui si mette in relazione il tragico destino di Costantinopoli con la sua legittima figlia, Otranto.
- Nel secondo spazio, relativo al 1480 – 1481, è illustrato il racconto del sacco di Otranto per mano del luogotenente Ahmed Ghedik Pascià, ispirato all’invenzione letteraria di Don Grazio Gianfreda.
- Il terzo ospita Derentò , una serie di incisioni che accompagna brevi selezioni scritte di illustrissimi autori locali, quali Rina Durante, Maria Corti, Giuseppe De Dominicis.
- L’ultimo spazio è quello del Martirologio, 16 grandi teche con gli ottocento ritratti di invenzione dei martiri idruntini.

 Derentò ispira anche l'orafo Bruno Micolano, così il progetto si arricchisce dell'antica disciplina orafa, stretta parente della calcografia: Micolano fonde l'argento sulle matrici incise di De Simeis e conia pregiati  gioielli per una collezione unica nel suo genere.
In occasione della mostra Poste Italiane emetterà un annullo filatelico commemorativo che celebra la canonizzazione dei SS Martiri e vidimerà una tiratura di quattromila microincisioni originali in formato cartolina.
Il vernissage avverrà il 5 Luglio alle ore 21, con Derentò  che apre l’evento “Festival dei saperi inutili” un pubblico confronto tra i più grandi pensatori e filosofi viventi, organizzato dal  Comune di Corigliano d’Otranto nella settimana dal 5 al 12 luglio.


giovedì 12 giugno 2014

SITO RINNOVATO

Il sito di «Grafica d’arte» è stato rinnovato.

Questo è il sito graficadarte.it

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domenica 1 giugno 2014

CAROLINA MARISA OCCARI

ALLA FOCE DEL PO, acquaforte, 1990 mm 350 x 495

«…Carolina Occari, talvolta Marisa…» non tirerà più la stella del suo torchio: ci ha lasciati lo scorso 11 Maggio.
Era nata a Stienta (Rovigo) il 12 Ottobre del 1926 e dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte di Ferrara e il Liceo Artistico dì Venezia, aveva completato la propria formazione artistica all'Accademia di Belle Arti di Bologna dove, allieva di G. Morandi e G. Romagnoli, si era accostata alle tecniche dell’incisione trovando più congeniali l'acquaforte e la puntasecca.
Dopo un’interruzione di quasi vent’anni, dovuta al costituirsi della propria famiglia e all’inizio dell’attività di insegnante, riprende l’attività artistica ed espositiva negli anni ottanta del Novecento.
La Occasi è una dei pochi incisori italiani ad aver avuto, in vita, un catalogo ragionato delle opere dal 1951 al 2004, pubblicato dall’Editore Marsilio, con la presentazione di Paolo Bellini e curato da Laura Gavioli con la collaborazione di Licia Zampini figlia minore dell’artista.
Qui non s’intende ripercorrerne la carriera artistica e l’elenco delle mostre, delle collezioni pubbliche, dei premi e dei riconoscimenti… sono documentati nel sito www.carolinamarisaoccari.it che, speriamo, continuerà ad essere aggiornato.
Per salutarla abbiamo scelto un testo che era stato pubblicato nel numero 8 di “Archivio” del 1995; mi aveva confidato di ritenerlo per certi aspetti imbarazzante, forse lo è perché la verità, spesso, è imbarazzante e a noi piace anche perché del tutto eterodosso rispetto ad ogni forma di critica d’arte.



NATURA MORTA CON CIOTOLA, acquaforte, 1993 mm 250 x 361
LA CIOTOLA
















Non so se è perché amo le ciotole.
Oh gli orribili piatti di questa civiltà borghese che va ancora in Inghilterra a stirare le camicie e a comprare i calzini intonati. Per non parlare di questa minimalissima letteratura. Quindi la nostra ciotola per zuppe. Ma anche per companatici. Alfine, con terra e basilichi. È qui accanto; potrebbe essere anche zen. Ma di quello zen shinto come le nostre superstizioni pagane, i nostri morti buoni e cattivi. Non lo zen di qualche squinzia che vi cerca soluzioni psicoanalitiche o altre ignobili bassezze per la loro mestruosa animaccia. Zoccole intellettuali alla ricerca del solito fallocratico da redimere. Fermatevi viaggiatori assetali, femmine di bassissimo conio aduse a riempire accademie con la scusa della povera incisione. Versiere ignobili cui gli dei danno la bocca per parlare ma soprattutto il resto per trullare secondo assordanti decibel (ovviamente infiutabili). Fermatevi e contemplate. La stampa non è delle migliori. La riproduzione si sa, vestali travestite, è in offset ed è quasi come le «opere originali» che appaiono nei cataloghi predisposti alla turlupinatura dell'utente con nomi talmente noti che nausea ripeterli, darne notizia, stilarne pubblicità per gonzi. Osservate dalla ciotola, il resto. Non so dirvi se si deve cominciare dalla ciotola. O finirvi dentro. Emozionante tavolo. Su un fondino non perfetto. Eppure proprio per questo. O nonostante questo. Fate voi se siete onesti. Una natura morta, non so. Proviamo a definirla cosi. La melagrana in primo piano. E che razza di fiori sono signora Occari? Signora Carolina Occari, talvolta Marisa. Maestro incomparabile dell'acquaforte di oggidì. Altro che la Belò e la Mezzadri, che i rotariani di Acqui Terme e Ovada hanno messo fuori concorso, nella pur lodevole II Biennale colla qualifica di maestro. Sacrosanta operazione per le suddette che la signora Occari è cosi straordinaria e brava e unica e incomparabile che non ha certo bisogno che alcuno debba o possa raccomandarla. Osservate gente bennata e plebi addette all'immonda recita del mercato dell'arte contemporanea, osservate bene questa pagina. Scriverò meno parole per il sollievo degli amici e lascerò al Sartori lo spazio più largo che un'acquaforte di questo tipo merita solo il maggior spazio possibile e meno parole dette, scritte. Gentile e cara signora Occari che dire di altro. Sono venuto a patti con il mio istinto di venditore. E per onorare la qualità della sua mano ho preferito questo bellissimo presagio di una morta stagione alle porte con quest'aria di primavera in una rigidità invernale e con un estivo profondissimo rafforzarsi di segni a più vendibile paesaggio. Gentile e cara signora Occari che anziché tenere famiglia e uscire colla sporta per la spesa, esce con la sporta piena di lastre come fa, appena il tempo e la monotona barbarie della vita di ogni giorno, dà licenza alla grazia della sua mano di rifare con l'acquaforte gli argini de! Po o le case degli antenati a Stiena: la colombaia, gli alberi, il cane all'ambio. Persino Sgarbi non è riuscito a dirne male. Rotariani di Acqui Terme e di Ovada, Signori Acquafortisti si nasce. E la Signora Carolina Occari, modestamente lo nacque, a Ferrara.
Furio Romualdi
“Archivio” n° 8 Ed. Sartori, Mantova 1995

GRANDE PIOPPO SUL PO, Acquaforte, 1999 mm 237 x 320
CAROLINA MARISA OCCARI
(Stienta 1926 –  Ferrara 2014)