lunedì 23 settembre 2013

LA CRUNA E L’AGO

William Blake, The Pin and the Needle (La cruna e l’ago), acquaforte 1793












Come Goethe che credeva nell’esistenza della Urpflanze, io da anni tento di individuare le caratteristiche primordiali che dovrebbero contraddistinguere il “Vero Artista”: quali aspetti rendono un artista un “vero” artista e di proposito non adotto l’aggettivo “grande” che oltre al genio include anche la notorietà.
Elaboro tassonomie che non reggono la verifica pratica e la conclusione temporanea alla quale sono pervenuto è che i falsi artisti si somigliano tutti, ma i “Veri Artisti” sono “Veri” ciascuno a suo modo. Il concetto di “veridicità” è più complesso di quanto si possa immaginare poiché non si riduce esclusivamente ad un problema qualitativo, insomma si può essere “bravi” artisti senza arrivare mai ad essere “veri” artisti.
Tra quelli storicizzati c’è l’imbarazzo e anche se fin ora nessun post monografico è stato dedicato agli artisti del passato l’intenzione è di farlo quanto prima con particolare attenzione a coloro che si trovano nel cono d’ombra della storia.
Se i post dedicati agli incisori contemporanei sono pochi e sporadici non è solo per smania di selezione e diversificazione dei linguaggi.
Quel che contraddistingue le presentazioni di “Morsura Aperta”, rispetto ad altri siti “promozionali” ai quali ci si può rivolgere per pubblicizzare il proprio lavoro, oltre al fatto che lo spazio non si può acquistare, è l’interrelazione con gli artisti e la selezione risulta, per così dire, “naturale” in quanto si richiede una complicità e una disponibilità a mettersi in gioco che non tutti sono disposti ad accettare o in grado di sostenere e poco importa se a causa di ritrosia caratteriale o di inadeguatezza culturale.
La complicità tra persone che non si conoscono può crearsi solo sulla base di reiterate esperienze di condivisione dello stesso interesse.
Ma come si può essere sicuri di interessare?
È praticamente impossibile, se si ha a che fare con una schiera di ignoti, quanto mai disparati, come coloro che navigando in rete approdano al blog.
È meglio rinunciare. O altrimenti ridursi a una regola minima: pensare che interessi ciò che almeno ha interessato noi stessi. Se si applica questa regola, il risultato (il “blog”) sarà altamente idiosincratico, a tal punto che molti non lo prenderanno neppure in considerazione e sono appunto questi i lettori che sarebbero comunque delusi. Rimangono gli altri: molto pochi, in linea di principio, ma che possono anche diventare molti attirati magari da un titolo, da un nome, da un’immagine, da un particolare argomento… e saranno questi con i quali si può stabilire, e forse si è stabilita, una tacita alleanza, un accordo fondato su un vasto sottinteso.
Preferisco relegare in questo post le mie grossolane considerazioni emotive da appassionato incompetente e lasciare interamente il prossimo post alle parole e alle immagini di Guido Navaretti che ripercorre il proprio percorso artistico attraverso una forzata selezione dei lavori (incisioni e disegni) realizzati in quarantadue anni di attività accompagnati dalle considerazioni elaborate parallelamente.
È fin troppo comodo, Pro Domo, sostenere che gli artisti presentati nel blog (De Simeis, Lanari, Pesce…) sono tutti artisti “Veri”, perché il motivo per il quale creano le loro opere è scritto, inciso, nel loro DNA. Ciascuno, con il proprio specifico linguaggio, esprime la propria concezione poetica del mondo e rappresentano il meglio dell’incisione italiana, che vuol anche dire mondiale ritenendo i sopravvalutati maestri dell’Est, nella maggior parte dei casi, degli esangui miniaturisti, alcuni con qualche sospetto di “aiutino” fotografico, altri scadenti nel fumettismo (con tutto il rispetto per il linguaggio del fumetto quando “È” fumetto).
In controcorrente con la tendenza della rete alla sintesi e alla velocità per macinare notizie a ciclo continuo, riteniamo che un buon blog non è quello che posta di tutto. È facile spacciare come post tutti i comunicati stampa che si ricevono ed è quello che fanno certi blog per apparire attivi (intendiamoci ben vengano i “comunicati stampa” senza la pretesa che si debbano postare sempre e comunque).
Un buon Blog è quello che pubblica circa un quarto dei post che vorrebbe e forse dovrebbe postare, ma senza sentire il bisogno di parlare di “progetto” o di quel “percorso” invocato a convenienza da qualche milluzzo.
Le presentazioni di artisti in “morsura Aperta” dovrebbero perciò essere viste come indicazioni di un tracciato dove, in ogni direzione, agli artisti presentati si accompagnano altre presentazioni virtuali. Così dovrebbe apparire ovvio che non si intende, in alcun modo, sostenere che solo quelli presentati nel Blog sono gli unici artisti veri esistenti, ma la cruna come ci ricorda l’evangelista (Matteo, 19:24) è quella che è per cammello o gomena o incisore che intenda passarci e questo Blog non è certo il Regno dei Cieli.

mercoledì 11 settembre 2013

Primo Festival Nazionale dell’Incisione Contemporanea


Il “Primo Festival Nazionale dell’Incisione Contemporanea” si terrà a Bagnacavallo nei giorni 18, 19 e 20 Ottobre.
Chiunque fosse interessato a realizzare un reportage sull’iniziativa o commentare un qualche particolare momento d’incontro, potrà inviare all’indirizzo e-mail del blog il materiale (testi e/o foto) per la pubblicazione.
Per le immagini si raccomanda sempre il formato JPG, GIF, PNG e la bassa risoluzione per lo schermo.
Il programma dettagliato sul sito www.festivalincisione.it

venerdì 23 agosto 2013

DI CARTA / PAPERMADE Prima Biennale Internazionale di Opere su Carta

Francisco Goya
C’È MOLTO DA SUCCHIARE
Foglio 45 dei Capricci, 1799
Acquaforte e acquatinta, 205 x 150














IL BARATTO
Il baratto, cito dal primo vocabolario che mi è capitato sottomano, è lo scambio diretto di un bene o di un servizio con un altro. Rappresenta la più antica forma di commercio, corrispondente ad uno stadio economico mancante ancora di denaro.
È facile individuare nell’attuale crisi economica un possibile incentivo alla ripresa dello scambio diretto, ma la pratica ha già una sua consuetudine nella filosofia della “decrescita”, più o meno “felice”, in quanto possibilità di “risparmio” scambiando anche la propria disponibilità attraverso le “Banche del Tempo”
Non so se gli organizzatori della “Biennale Internazionale di Opere su Carta”, promossa dal Comune di Schio, siano partiti da considerazioni simili a queste, di certo sono giunti alla conclusione che invece della volgare e tanto vituperata ”quota di partecipazione” si poteva chiedere agli artisti di contribuire “in natura” e ai fornitori di accettare una forma di “baratto culturale”.
Cito testualmente dal punto quattro del regolamento:
«4) Ogni artista parteciperà con un opera, inviando n. 3 copie della stessa. Le tre stampe (originali e non riproduzioni) saranno donate al Comune che utilizzerà: due copie come ricompensa per servizi e acquisti per l'organizzazione della mostra e una copia di tutte le stampe entrerà a far parte della Collezione Civica del Comune di Schio, che si impegnerà al massimo per valorizzare le opere esponendole periodicamente oppure inviandole in prestito ad altre esposizioni.»
Poiché è prescritto che le opere da presentare debbano essere stampate su un formato di carta compreso tra 35x50 e 70x100 cm, se ne può dedurre che mediamente, con una grossolana stima, le quotazione dei fogli presentati si aggireranno tra centocinquanta e seicento Euro.
Lascio a voi il facile compitino di fare il resto del conto.
Gli artisti sono una categoria fortunata per natura, c’è sempre chi si preoccupa per loro e si offre per semplificarne l’esistenza. Infatti è proprio una fortuna per gli incisori che il mercato della stampa d’arte si sia azzerato cosi non hanno più preoccupazioni di quotazioni e di commercializzazione e se i fogli si accumulano invenduti ecco la lodevole iniziativa della biennale “DI CARTA / PAPERMADE”  che si prende la briga di aiutare a far spazio nella cassettiera alleggerendola, in un sol colpo, di ben tre fogli.
Che sollievo!
Che fortuna!
È facile immaginare, stante lo spirito emulativo che caratterizza questo campo, che c’è già chi è pronto a rialzare il numero di esemplari richiesti per non far mancare il proprio aiuto agli artisti tanto bisognosi che non sanno proprio come smaltire le tirature invendute.
Contrariamente alle abitudini, in questa considerazione voglio continuare a mantenere il tono di “serietà” fin qui adottato, pertanto non ironizzerò sulla differenza tra “valore e prezzo” o sull’ancor più frivola relazione tra “valore artistico e valore commerciale” perché ci si muove sul filo dell’ambiguità tra scambio e omaggio e sappiamo che nella mentalità comune ciò che viene regalato ha la fatale conseguenza di deprezzare qualsiasi valore intrinseco (quello “artistico” è già di per sé difficile da riconoscere), ma questi sono argomenti troppo leggeri per essere trattati in questo seriosissimo blog.
La mia presunzione di conoscere tutti nel “cortile” dell’incisione italiana deve incassare un duro colpo ammettendo di non sapere nulla (e forse è un bene) sulla curatrice incaricata di selezionare gli artisti da invitare.
L’impostazione complessiva ha un suo interesse, anche in relazione alle considerazioni espresse negli ultimi post, e stante l’eterogeneità alla quale si va incontro, “un mix di grandi diversità a confronto”, sarà l’allestimento a fare la differenza. Per tutto il resto posso solo riportare quanto viene dichiarato nella presentazione dell’iniziativa:
«DI CARTA / PAPERMADE sarà un'ampia esposizione collettiva di opere di carta in cui si possono individuare tre settori: la stampa d'arte, i libri d'artista e le istallazioni.
Il progetto prevede la partecipazione di circa 80 artisti, italiani e stranieri, con altrettante opere (circa 50 stampe d'arte, 12 libri d'artista, 15 istallazioni).

Il tema delle opere è libero.
È la carta, materia e mezzo privilegiato, al centro di questo progetto.
Gli artisti presenteranno la loro opera creata utilizzando la carta come mezzo espressivo su cui o con cui creare immagini e oggetti.
Quindi carta intesa sia come supporto sia come materia da trattare, manipolare, trasformare in opera d'arte, ispirazione o veicolo di emozioni e comunicazioni.
La sede della mostra sarà Palazzo Fogazzaro a Schio, anticamente opificio laniero, collocato in una zona che vanta la stampa di alcuni dei primi incunaboli.

Gli artisti invitati avranno differenze di età, di provenienza geografica e formativa, percorso di ricerca, di linguaggio e di stile. Il risultato sarà un mix di grandi diversità a confronto: aspetti iconografici,  cromatici e plastici tra i più svariati, soggetti liberamente scelti, universi narrati o luoghi e sentimenti evocati, emotività delicatamente o fortemente espresse.
Dal figurativo all'astratto, alla ricerca di particolarità di segni, forme o ricerche plastiche e cromatiche.
Le possibilità tecniche potranno essere sia tradizionali che sperimentali e in tecnica mista, utilizzando le metodologie antiche oppure nuove tecniche.»

Dunque tutti a Schio “presso lo storico Palazzo Fogazzaro” da gennaio a febbraio 2014 (presumibilmente).